Vaghezze
Spesso sentiamo, specialmente dai non più giovani,
''si stava meglio quando si stava peggio''
Può essere, a secondo dei toni usati, domanda o asserzione ma pur sempre una forte ispirazione per l'altrui ''vaghezza''.
Vagamente ambiguo, perché tendenzioso il concetto di cosa sia il ''meglio'' e cosa il ''peggio'' .
Vagamente insensato, perché è bizzarro ritenere che si ''stava meglio'' affermando che si ''stava peggio'' .
Vagamente conservatore, perché denota avversità alle innovazioni e nuove culture.
Coniugando i verbi al presente e invertendo gli aggettivi diremmo :
''stiamo peggio ora che stiamo meglio''
e nulla cambierebbe poiché da una asserzione astratta, pensieri astratti, o meglio, estratti di ''vaghezza'' su attualità, cronache e filosofie di vita.
Chiunque, secondo intelletto, cultura, ragioni economiche, questioni di salute, percezione ambientale e quant'altro, può divagare e aggiungere il proprio estratto di ''vaghezza''.
Non resisto e aggiungo il mio.
Finanche la matematica, che non è opinabile, può, per ''vaghezza'' espressiva, diventare soggettiva.
Un esempio :
se chiedo a un gruppo di persone 2 e 1 quanto fa molti diranno 3, pochi 21 e non sbagliano perché ho formulato, volutamente, una domanda di abbinamento con la congiunzione «e» e, non di aggiunta, con un «più».
E' un esempio banale, ma, sufficiente a dimostrare l'importanza dell'uso appropriato delle parole che è il primario strumento di comunicazione per l'uomo, l'unico essere vivente a poterne usufruire e spesso, nella quotidianità, è usato inconsciamente in modo allusivo e generico dando adito a labirinti di fraintesi, equivoci, divagazioni e fantasticherie varie.
Certamente non è il peggior dei mali, anzi talvolta, accomuna le persone in emozioni positive e ilarità con scambi di sorrisi che fanno sempre bene.
Ed ancora, facciamo il classico esempio del bicchiere riempito a metà, molti lo definiranno «mezzo vuoto» altri «mezzo pieno», qualcuno nel modo corretto, «riempito a metà».
Attenzione, non è un test psicologico, non è chiesto cosa ''vedono'' per catalogare ottimisti («mezzo pieno») e pessimisti («mezzo vuoto»),ma semplicemente assegnare un «aggettivo qualificativo» a quel bicchiere e la ''vaghezza'' espressiva stravince sulla giusta definizione («riempito a metà»).
''Vaghezza'' linguistica che può rivelare la disposizione psicologica di un soggetto, come anche di un bisogno corporeo nel senso che se hai sete riterresti il bicchiere «mezzo vuoto», senza questa condizione lo definiresti ''mezzo pieno''.
Le capacità intellettive, gli impulsi interni e le percezioni sensoriali esterne, compongono le parole nelle esternazioni.
Protagora, filosofo del V secolo a.C., così affermava :
'' L’uomo è misura di tutte le cose, per quello che sono così come sono e per quello che non sono così come non sono.''
In estrema sintesi, tutto è relativo alla capacità umana di interpretare e giudicare il tutto.
Tralasciando teorie filosofiche che navigano su acque profonde, resto prudentemente al bagnasciuga sulla spiaggia delle ''vaghezze'' magari al lido «il vagatore» dove puoi, sotto l'ombrellone del dubbio, trovare riparo dal sole cocente delle convinzioni limitanti.
Le ''vaghezze'' enunciate sono visioni multicolori, dense o sfumate, aeree, leggere, elastiche, estrose e innumerevoli, in antitesi alle ''certezze'', (mistiche a parte), che sono immagini in bianco e nero, nitide, rigide, gravose, inalterabili e, per fortuna, non molte.
Le ''vaghezze'', nelle giuste dosi, sono necessarie all'umanità come il condimento alla minestra, danno gusto.
Con le ''vaghezze'' gustiamo il sapore della libertà cognitiva, apprezziamo il profumo della fantasia e gli aromi della speranza.
Succede che a volte si esagera e la minestra diventa indigesta, ma possiamo sempre decidere di mangiarne meno.
Conviviamo con le ''vaghezze'' che svaniscono solo al concretizzarsi di quella funesta certezza che, equamente, prima o poi arriva per tutti e tutti, credo, ci auguriamo che sbagli strada.
Si usa dire «finché c'è vita c'è speranza»
Io direi «finché c'è vaghezza c'è vita»
Si dice anche, ma molto meno di una volta :
''l'umanità è bella perché è varia''
e condivido perché ritengo la varietà, sopratutto di pensiero che diventa comunicazione, un ingrediente essenziale nel minestrone della cognizione umana.
Siamo tutti sulla stessa barca, pardon, sullo stesso pentolone, a volte asfissiati dal fumo, a volte inebriati dagli aromi.
«dalla padella alla brace»?
No!
Restiamo sul pentolone e, ridiamoci sopra, che fa anche bene e ancor meglio se in buona compagnia.
Certo occorre, come si suol dire, restare con i piedi a terra, (io dico sul pentolone) ma ciò non ci impedisce di alzare gli occhi al cielo, non per irritazione o insofferenza, al contrario, per gioiosa coscienza di poter mettere, se vogliamo, le ali delle ''vaghezze'' ai pensieri e volare liberi in un cielo dai mille colori.
''Il pensiero, lo si dimentica troppo spesso, è un’arte, vale a dire un gioco di precisione e imprecisione, di vaghezza e di rigore.''
Ed allora : Viva l'umanità con le sue ''vaghezze'' e la lecita libertà di espressione, ovviamente, nel reciproco rispetto.
Una umanità senza semi di ''vaghezze'' sarebbe come un giardino ricco di fiori che non si innaffiano, non appassiscono, non sbocciano ma quel che è peggio, non profumano, sono di plastica.
Che tristezza !
Burza






