domenica 13 ottobre 2013

Lei non sà chi sono io !



"Lei non sà chi sono io !"

Q
uante volte abbiamo sentito questa arroganza.
Bisognerebbe rispondere con una domanda avvelenata :
"Lei lo sà ?".

Se qualche vero saggio ci dovesse improvvisamente chiedere chi realmente siamo, subito ci verrebbero in mente i rapporti parentali, le relazioni sociali, la nostra storia personale con i fatti, gli eventi, le emozioni, gli affetti, i sentimenti, i disagi, ecc.
Forse tutto verrebbe sintetizzato superficialmente nel nostro "nome e cognome".
Molti vi aggiungono titoli accademici, onorifici o nobiliari e così pensano di poter essere subito identificati per il loro prestigio. Si immedesimano talmente nel loro ruolo che alla domanda "chi realmente sei?" non riuscirebbero a capire le reali intenzioni dell'interlocutore saggio.

Affermerebbero, impacciati, di essere l'avvocato Tizio, il prof. Pinco, il dott. Pallino, l'imprenditore Caio e, nei casi peggiori, vanterebbero proprietà ed altre simili vanità.
Ma è come se rispondessero: "io sono ciò che penso di fare", o meglio,
"quello che sono per gli altri".

In pratica, pensiamo di "essere"
identificandoci nei ruoli convenzionali e nella capacità economica.
Se ogni persona cominciasse seriamente a domandarsi chi realmente "è" per cercare di darsi una risposta non superficiale, cambierebbero molte cose e forse scopriremmo con stupore il vero senso della vita e la dignità personale, troppo spesso, mortificata e repressa in ragione dell' "apparire" e non dell' "essere".

domenica 10 febbraio 2013

Sei "angosciato" ?


Credo che l'angoscia sia una componente dell'essenza umana che emerge dall'insicurezza e dalla paura.
Seguendo questa logica , penso che tutti possiamo esserne potenziali vittime, poichè non esiste essere umano immune da paure, grandi o piccole che siano. Diversamente non saremmo umani.
Qualche "sapiente" del nulla, afferma che le persone dotate di grande sensibilità hanno maggiori probabilità di soffrirne.
C'è da pensare, allora, che i grandi pensatori, i poeti,le persone capaci di condividere le altrui emozioni, siano dei predestinati certi all'angoscia?
Come dire che la sensibilità e l'intelletto (moglie e marito) sono facoltà che degenerano in angoscia?
Allora l'angoscia è uno stato psichico positivo, quindi, maggiore recettività e più intelletto?
Mannaggia, non sono "angosciato" ! Sono troppo superficiale ma ciò nonostante tento un'autoanalisi.

Immaggino che l'angosciato viva una vita parallela ,in un mondo costruito dalla sua stessa condizione di paura, figlia dell'insicurezza. Arriva a sentirsi stanco della vita stessa, che per quanto mi riguarda, preferisco sia larga, non lunga. Inoltre, ritengo di essere un ansioso, sempre in cerca di stimoli, nuovi interessi,emozioni e nuovi "giocattoli". Ho la perenne necessità di scoprire cose nuove, spazio dalle banalità a cose, secondo mio giudizio, più impegnative.
Navigo un mare agitato. Mi impegna, mi fà paura, mi eccita, m'appasiona, mi piace.
Mi caratterizza un certo egoismo, non ho un controllo ottimale del sistema nervoso, ho il senso del dovere del padre e un pò meno quello del marito.
Mi riconosco in molte colpe, ma non mi affliggono perchè anche quelle sono motivo di reazione e stimolo al miglioramento.
Credo ottusamente, (si ottusamente , poichè ogni "fede " è intimità col tuo io e non si argomenta), nella dimensione spirituale e ne sono attratto.
Questo "credo" o fede, è certezza che non consente angoscia.
Sono i dubbi, le insicurezze e la mancanza di riferimenti, che ombreggiano il vivere fino ad oscurarlo.
La fine della fisicità, non mi turba, non la temo. Questa certezza, mi dà forza e stimoli come fosse il completamento di un ciclo, il raggiungimento di un punto di partenza e non di fine.
Aver paura della morte ci impedisce solo di vivere. Intendiamoci, amo questa vita e quanto in essa ho la fortuna d'avere, di provare, di conoscere, ma sono convinto che un cancro, una disgrazia o il ciclo biologico naturale, "termina" l'involucro per liberarne l'essenza.
Come il bruco che diventa farfalla, tanto per dare l'idea di quanto si può mutare nella fisicità, figurarsi cosa sia possibile nell'antimateria (non quella cosmica, la spirituale).
La verità è, che di noi stessi, sappiamo poco o nulla. In ogni uomo si racchiude un universo intero, ed egli stesso, è l'universo, fatto di materia e antimateria (organi e spirito).Siamo succubi di qualcosa, di qualcuno, di noi stessi e questa incoscia consapevolezza d'impotenza, può generare angoscia che poi altro non è, secondo il mio modestissimo parere, l'incapacità di bloccarne l'insorgere con il relazionarsi al prossimo, raccontandosi, confrontarsi e palesare paure e debolezze.
Il difficile, semmai, è conservare l'autostima, rimuovere (non sospingerli nell'incoscio) i ricordi negativi e traumatici annidati nella memoria infantile, formarsi un'autocoscienza.
Siamo esseri imperfetti e vulnerabili, è questa la nostra identità, e riconoscerla ci aiuta a rispecchiarci nel prossimo e quindi ad acquisire la consapevolezza di non essere soli. Già, perchè la solitudine, quella interiore, è la grande alleata dell'angoscia.
Io, fortunato, tra tanti affetti, ho anche un amico tutto mio, me!
Anche da solo, non sono isolato.
Senza pretese filosofiche, mi piace definire la vita, come una strada da percorrere, lungo il quale, dobbiamo caricarci di pesi. Se ci convinciamo, che volendo, possiamo allegerirci, allora il cammino sembrerà più agevole. Cercherò di spiegarmi.
Come dicevo, questa strada porta ad un punto d'inizio e non di fine. Per quanto mi riguarda, un punto certo.
Un percorso variato e mutevole con ostacoli, soffici tappeti, sassi spigolosi, buche, salite, discese, oasi e miraggi.
Il bene è che prima o poi finisce. Il male è lasciarlo incompiuto.
Allora cerco di non sbagliare il passo e quando per i propri o altrui errori, questo succede, non mi biasimo, non demordo, reagisco, m'arrabbio.
Vomito lo sbaglio, mollo il peso e riparto. La mia zavorra peserà inevitabilmente su altri, è vero, ma serve ad equilibrare il carico.
Gli squilibri, equilibrano.
Un pò d'incoscienza, ma poca, non guasta. Aiuta a soffocare la paura e sminuisce i pericoli. Se fossi un buffone avrei detto coraggio, cioè l'affrontare un pericolo o difficoltà consapevoli del rischio. Non è il mio caso.
Ormai, ho fatto un buon tratto di quella strada, godendo del sole o imprecando nel temporale. In questa alternanza, che tempra e spinge oltre, null'altro ho capito.

Proverbio cinese "Ci vuole tutta una vita per capire che non è necessario capire tutto"

sabato 2 febbraio 2013

Esistere a "metà"


Riflettevo sulla transitorieta` della "commozione" che passa velocemente e, spesso, senza lasciare nulla.
Intanto, credo, che la commozione sia figlia dell`emozione e secondo gli studiosi, si manifesta in tutti gli esseri viventi, animali compresi.
Ora, a differenza di essi e ,di tanti umani che ad essi sono equiparabili nelle limitazioni naturali dell'intelletto, noi possiamo provare emozioni strettamente commisurate alla nostra capacità di animare sentimenti e sensibilità.

Mi spiego.
Tutti realizzano emozioni derivanti dalla paura, dalla gioia, dal piacere, in quanto strettamente correlate al proprio "IO" .
Non tutti, pultroppo, recepiscono o sono disponibili, a raccogliere messaggi spiacevoli palesati da altri esseri o eventi , che in un certo modo potrebbero influenzare o modificare, seppur momentaneamente, uno stato interiore risultante appagante.

Insomma, una vile difesa, forse incoscia, ma comunque biasimabile.
Una sorta di barriera posta a difesa di una condizione psicologica basata sulla sublimazione dell' "Io".
Un'esaltazione di egoismo e menefreghismo dell`altrui malessere, sia esso fisico che psicologico.
Una blanda e superficiale visione di quanto ci circonda.

Un'esistenza a metà.

La capacità di provare "commozione" e da essa trarne spunti riflessivi, è come prendersi cura di una pianta , magari non bella a vedersi ma ricca di frutti.
Frutti che fanno crescere, che migliorano e sono di tutti e per tutti.



domenica 13 gennaio 2013

Essere responsabili


Può un giudizio di uomini, una fredda sentenza costruita su cosa è lecito, o meglio, su cosa "non è illecito", condannare un essere indifeso a subire decisioni che peseranno per sempre sulla sua esistenza ?
Può una società, in virtù di chisà quale illuminato pensiero, accettare, approvare e legalizzare orientamenti sessuali,religiosi e comportamentali quando questi, coinvolgono e assoggettano, altre esistenze ?
Se siamo giunti a questo, allora davvero siamo sul ciglio del burrone.

L'uomo è un "animale" da branco e se il gruppo prende una strada, tutti la seguono.
Ma in ogni branco c'è un capo. Allora cerchiamo di seguire quello giusto, quello che più ci somiglia per pensieri, ideali, morale e principi. Non seguiamo tendenze psudo progressiste che, intimamente, non condividiamo.
Dobbiamo rispettare la "diversità", essere innovativi, superare pregiudizi, abbattere barriere disciminatorie, a patto, però, di non usare violenza morale al prossimo ne oltraggiare la natura e il buonsenso.
Non dobbiamo "pensare" di non poter "pensare" come un "capo" perchè ognuno di noi è "capo" di se stesso e possiamo invertire direzione.
Poi, magari, t'accorgi che altri ti seguono. L'importante è che lo facciano spontaneamente, in piena libertà e consapevolezza.
Il burrone non si sposterà se decidi di buttartici, ma non trascinare, nè coinvolgere altri, per le tue decisioni.
Tue, responsabilmente TUE !


domenica 6 gennaio 2013

Cerco "ME" !

Perchè cercare risposte nelle risposte altrui ?


Ogni essere umano è unico e irripetibile e può trovare solo dentro di sè le risposte. Nel pensiero umano non esiste una verità assoluta (certezza)e non può esistere una risposta univoca (soluzione) per tutti e per tutto se non in sè stesso e per sè stesso.
La mia verità non è la tua verità.
La mia risposta è la mia risposta e non la tua risposta perchè abbiamo percezioni,intelletto,sensibilità e condizioni diverse. Puoi condividere il mio pensiero, certo, ma cerca sempre di arricchirlo. di aggiungere qualcosa del tuo.
Ecco perchè la diversità è ricchezza.

Se cerchiamo lontano quello che abbiamo vicino, non lo troveremo mai.

Ad ogni uomo è dato un pezzo di terra. Ora, alcuni edificano grandi case e creano giardini per fiori e ornamenti. Si compiacciono della loro capacità e credono alla fortuna.
Altri, più semplici, costruiscono piccole casette per avere maggiore terra da coltivare ed avere i suoi frutti.
Dovranno faticare, avere forte volontà e grande amore per quello che fanno, ma alla fine, quella terra li sfamerà. Gli altri, i cultori del fasto e del vanesio, non potranno mangiare nè pietre, nè fiori.

E' facile ridere e far ridere, difficile è saper piangere senza far piangere, senza affliggere, rattristare o far sentire in colpa qualcuno.

Se ci è toccato un pezzo di terra arido, rallegriamoci perchè immensa sarà la gioia quando raccoglieremo.
Scava la tua terra, rivoltala, puliscila dalle pietre e dai rovi, porta in superficie quella migliore. Il sudore segnerà il tuo viso, le tue mani si spaccheranno e la tua schiena si curverà, ma avrai il tuo premio, le tue risposte.

sabato 5 gennaio 2013

I miserabili

Che bello leggere di persone che amano e rispettano gli animali. Fanno onore Associazioni nate per la tutela e protezione di queste esistenze, spesso vittime, diciamolo con franchezza, degli egoismi, delle velleità e crudeltà di noi umani. Sono lodevoli le loro opere e meriterebbero maggiore visibilità per una più incisiva sensibilizzazione.

Giri pagina e ti viene sott'occhi un'articolo "miserabile" .

Un'amministratore locale, non cito di quale città per umana carità, ha proposto di creare una doppia linea di bus interurbani sulla stessa tratta. Una, esclusiva per i "nazionali" e l'altra per "immigrati"!
Cosa si potrebbe aggiungere senza rischiare di diventare volgari?
Allora mi chiedo. Ma com'è possibile una società tanto contraddittoria. Tanto "buonismo", giustamente, per gli animali e tanto deplorevole cinismo verso persone meno fortunate. Dovremmo ricordarci sempre che il rispetto esige rispetto. Civiltà è sopratutto avere la capacità di saper comprendere e tollerare quanto genericamente usiamo definire "diverso" La società è ricca (civile) se capace di far coesistere, senza ingiustizie e discriminazioni, culture diverse che, comunque, abbiano rispetto per ogni forma di vita e pensiero.
La miseria, quella vera, non è quella economica , è quella dei sentimenti.