sabato 2 febbraio 2013
Esistere a "metà"
Riflettevo sulla transitorieta` della "commozione" che passa velocemente e, spesso, senza lasciare nulla.
Intanto, credo, che la commozione sia figlia dell`emozione e secondo gli studiosi, si manifesta in tutti gli esseri viventi, animali compresi.
Ora, a differenza di essi e ,di tanti umani che ad essi sono equiparabili nelle limitazioni naturali dell'intelletto, noi possiamo provare emozioni strettamente commisurate alla nostra capacità di animare sentimenti e sensibilità.
Mi spiego.
Tutti realizzano emozioni derivanti dalla paura, dalla gioia, dal piacere, in quanto strettamente correlate al proprio "IO" .
Non tutti, pultroppo, recepiscono o sono disponibili, a raccogliere messaggi spiacevoli palesati da altri esseri o eventi , che in un certo modo potrebbero influenzare o modificare, seppur momentaneamente, uno stato interiore risultante appagante.
Insomma, una vile difesa, forse incoscia, ma comunque biasimabile.
Una sorta di barriera posta a difesa di una condizione psicologica basata sulla sublimazione dell' "Io".
Un'esaltazione di egoismo e menefreghismo dell`altrui malessere, sia esso fisico che psicologico.
Una blanda e superficiale visione di quanto ci circonda.
Un'esistenza a metà.
La capacità di provare "commozione" e da essa trarne spunti riflessivi, è come prendersi cura di una pianta , magari non bella a vedersi ma ricca di frutti.
Frutti che fanno crescere, che migliorano e sono di tutti e per tutti.
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