domenica 10 febbraio 2013
Sei "angosciato" ?
Credo che l'angoscia sia una componente dell'essenza umana che emerge dall'insicurezza e dalla paura.
Seguendo questa logica , penso che tutti possiamo esserne potenziali vittime, poichè non esiste essere umano immune da paure, grandi o piccole che siano. Diversamente non saremmo umani.
Qualche "sapiente" del nulla, afferma che le persone dotate di grande sensibilità hanno maggiori probabilità di soffrirne.
C'è da pensare, allora, che i grandi pensatori, i poeti,le persone capaci di condividere le altrui emozioni, siano dei predestinati certi all'angoscia?
Come dire che la sensibilità e l'intelletto (moglie e marito) sono facoltà che degenerano in angoscia?
Allora l'angoscia è uno stato psichico positivo, quindi, maggiore recettività e più intelletto?
Mannaggia, non sono "angosciato" ! Sono troppo superficiale ma ciò nonostante tento un'autoanalisi.
Immaggino che l'angosciato viva una vita parallela ,in un mondo costruito dalla sua stessa condizione di paura, figlia dell'insicurezza. Arriva a sentirsi stanco della vita stessa, che per quanto mi riguarda, preferisco sia larga, non lunga. Inoltre, ritengo di essere un ansioso, sempre in cerca di stimoli, nuovi interessi,emozioni e nuovi "giocattoli". Ho la perenne necessità di scoprire cose nuove, spazio dalle banalità a cose, secondo mio giudizio, più impegnative.
Navigo un mare agitato. Mi impegna, mi fà paura, mi eccita, m'appasiona, mi piace.
Mi caratterizza un certo egoismo, non ho un controllo ottimale del sistema nervoso, ho il senso del dovere del padre e un pò meno quello del marito.
Mi riconosco in molte colpe, ma non mi affliggono perchè anche quelle sono motivo di reazione e stimolo al miglioramento.
Credo ottusamente, (si ottusamente , poichè ogni "fede " è intimità col tuo io e non si argomenta), nella dimensione spirituale e ne sono attratto.
Questo "credo" o fede, è certezza che non consente angoscia.
Sono i dubbi, le insicurezze e la mancanza di riferimenti, che ombreggiano il vivere fino ad oscurarlo.
La fine della fisicità, non mi turba, non la temo. Questa certezza, mi dà forza e stimoli come fosse il completamento di un ciclo, il raggiungimento di un punto di partenza e non di fine.
Aver paura della morte ci impedisce solo di vivere. Intendiamoci, amo questa vita e quanto in essa ho la fortuna d'avere, di provare, di conoscere, ma sono convinto che un cancro, una disgrazia o il ciclo biologico naturale, "termina" l'involucro per liberarne l'essenza.
Come il bruco che diventa farfalla, tanto per dare l'idea di quanto si può mutare nella fisicità, figurarsi cosa sia possibile nell'antimateria (non quella cosmica, la spirituale).
La verità è, che di noi stessi, sappiamo poco o nulla. In ogni uomo si racchiude un universo intero, ed egli stesso, è l'universo, fatto di materia e antimateria (organi e spirito).Siamo succubi di qualcosa, di qualcuno, di noi stessi e questa incoscia consapevolezza d'impotenza, può generare angoscia che poi altro non è, secondo il mio modestissimo parere, l'incapacità di bloccarne l'insorgere con il relazionarsi al prossimo, raccontandosi, confrontarsi e palesare paure e debolezze.
Il difficile, semmai, è conservare l'autostima, rimuovere (non sospingerli nell'incoscio) i ricordi negativi e traumatici annidati nella memoria infantile, formarsi un'autocoscienza.
Siamo esseri imperfetti e vulnerabili, è questa la nostra identità, e riconoscerla ci aiuta a rispecchiarci nel prossimo e quindi ad acquisire la consapevolezza di non essere soli. Già, perchè la solitudine, quella interiore, è la grande alleata dell'angoscia.
Io, fortunato, tra tanti affetti, ho anche un amico tutto mio, me!
Anche da solo, non sono isolato.
Senza pretese filosofiche, mi piace definire la vita, come una strada da percorrere, lungo il quale, dobbiamo caricarci di pesi. Se ci convinciamo, che volendo, possiamo allegerirci, allora il cammino sembrerà più agevole. Cercherò di spiegarmi.
Come dicevo, questa strada porta ad un punto d'inizio e non di fine. Per quanto mi riguarda, un punto certo.
Un percorso variato e mutevole con ostacoli, soffici tappeti, sassi spigolosi, buche, salite, discese, oasi e miraggi.
Il bene è che prima o poi finisce. Il male è lasciarlo incompiuto.
Allora cerco di non sbagliare il passo e quando per i propri o altrui errori, questo succede, non mi biasimo, non demordo, reagisco, m'arrabbio.
Vomito lo sbaglio, mollo il peso e riparto. La mia zavorra peserà inevitabilmente su altri, è vero, ma serve ad equilibrare il carico.
Gli squilibri, equilibrano.
Un pò d'incoscienza, ma poca, non guasta. Aiuta a soffocare la paura e sminuisce i pericoli. Se fossi un buffone avrei detto coraggio, cioè l'affrontare un pericolo o difficoltà consapevoli del rischio. Non è il mio caso.
Ormai, ho fatto un buon tratto di quella strada, godendo del sole o imprecando nel temporale. In questa alternanza, che tempra e spinge oltre, null'altro ho capito.
Proverbio cinese "Ci vuole tutta una vita per capire che non è necessario capire tutto"
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