
Noi giovani degli anni 60, ascoltavamo frequentemente dagli adulti, i racconti del loro passato fatto di privazioni e ristrettezze.
Vuoi per la giovane età, vuoi per l'ottimismo e il diffuso benessere di cui un po' tutti godevamo in quel periodo, quelle situazioni piene di miseria e rassegnazioni, ci sembravano esageratamente amplificate, lontane e irripetibili.
Oggi, noi "ex giovani", non raccontiamo del nostro "bel tempo che fu", forse perché ci sentiamo un po' in colpa, forse per empatia a questa nuova generazione
"in cambiamento".
Ma perché tiriamo in causa "il tempo" o "l'epoca" nelle vicissitudini umane ?
Che significa dire "erano altri tempi" ?
Sarebbe corretto e sensato, parlando del passato, dire "erano altre persone", sia nel bene, sia nel male.
I tempi cambiano, perché le persone cambiano.
Cambiano i contesti sociali, perché altre generazioni ne costituiscono la cultura, le tendenze, le abitudini, l'economia e perfino la morale.
Non può esserci degrado e miseria perenne, come non può esserci progresso e benessere continuo.
Le strade in salita, sono faticose, ma portano in alto. Difficile è, resistere il più possibile.
Tutto quel che esiste, esiste perché "resiste" ai perpetui cambiamenti.
Burza
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