Normalmente, in salute, la vita di un essere umano è un
susseguirsi biologico di fasi.
Giovinezza, maturità, vecchiaia.
Nella prima corre senza meta, nella seconda corre per cercarla,
nella terza, comunque sia andata, si siede.
Il tempo usura il corpo, ma arricchisce la mente con gli eventi e
le esperienze.
La mente, nel tempo arricchita, "non mente" e attraverso comportamenti e reazioni, rivela la
genuina “essenza” del suo portatore,
nel bene e nel male.
La vecchiaia, non ha maschere e mostra il vero “essere” non più condizionato dalle ipocrisie e
dal conformismo imposto dalle culture dominanti in qualunque società.
Una persona anziana, con la sua fragilità, non suscita più
rivalità, gelosia, invidia, e questo, in fondo non gli piace, perchè in molte
relazioni, a volte anche parentali, percepisce un subdolo buonismo o mellifluo
rispetto, che cela in realtà una mancanza di sincera considerazione.
Non è più in “competizione”
ma “in riflessione” , condizione spesso confusa con
la “depressione”.
E' fuori gara, non corre più, la corsa è finita e con essa le regole imposte e gli stimoli agonistici.
Ora è seduto e, salute permettendo, dovrà adattarsi a una nuova
realtà, che giorno dopo giorno, concretizzerà un esilio all'isola delle ombre e
della luce.
Ovvero, “le ombre del passato”
che adesso “la luce del presente”
delinea.
E' spettatore e “guarda con gli
occhi della mente” le immagini finalmente chiare perchè libere dalla
nebbia delle apparenze e delle vanità terrene.
“ La vita è come una stoffa ricamata nella quale
ciascuno nella prima metà dell'esistenza può osservare il diritto, nella
seconda invece il rovescio; quest'ultimo non è così bello ma più istruttivo,
perchè ci fa vedere l'intreccio dei fili
“
M. Wilhelm
In una cultura tribale, un vecchio proverbio africano recitava :
“il giovane corre più del vecchio, ma il vecchio conosce la
strada”
Altre persone, altri tempi.
Nella cultura occidentale moderna, il vecchio è spesso snobbato o
addirittura deriso.
Il suo pensiero non è ritenuto “saggio” ma “retrograde”.
L'immagine della famiglia riunita nella quotidianità a tavola , con il nonno posto a capotavola quale
emblema di unità e ricchezza di pensiero, è ormai una foto ingiallita dal
tempo.
Queste le persone, questi i tempi.
L'anziano ha un grande nemico, la solitudine, ma anche un valido
alleato per combatterla, “se stesso”,
con i ricordi di quella strada che, col bel tempo o la tempesta, ha avuto la
possibilità di percorrere per intera.
Ecco, la corsa è finita e
raggiunto “se stesso” può dirgli, “eccomi, quel che è stato è stato”.
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<< ....eccomi, quel che è stato è stato >>
Sulla strada hai incontrato accusatori e giudici ma infine avrai
un grande difensore, il tempo.
Il tempo indebolirà le accuse e illuminerà le menti di quei “giudici” per un verdetto meno severo e più
equilibrato.
Qualcuno ricordandoti dirà :
" ha fatto quel che doveva ma anche disfatto quel che non
doveva".
Non è una riflessione ambigua, al contrario, è il
riconoscimento della imperfezione umana, (figlia della libertà)
nella quale, finalmente e lealmente, quel qualcuno, si accomuna senza più
faziose difese.
E sai perché ?
Perché il "tempo" avrà arricchito la sua mente, nei
limiti del suo intelletto, e questo, anche grazie a te.
Burza

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