sabato 26 ottobre 2019

Il silenzio non è sempre d'oro

Il silenzio non è sempre d'oro

Confrontarsi nella quotidianità solo con persone confacenti al proprio gradimento, vuoi per semplice simpatia o per qualsiasi altro vacuo motivo di appagamento, è una tendenza talmente radicata nelle relazioni umane da far apparire incomprensibile, ai più, la disponibilità e la capacità di alcuni a rapportarsi e dialogare senza remore con chi ha idee e interessi diversi o indole caratteriale ritenuta "bizzarra", ovviamente nel moralmente accettabile e nel lecito.
E' da scavalcare, invece, quel confine che include solo e soltanto interazioni sociali basate sui “silenzi rumorosi” cioè parlare senza dire nulla, sui convenevoli, sulle argomentazioni banali e frivole, sui pettegolezzi e luoghi comuni, che sono per molti, le uniche gradite perchè non richiedono alcun impegno intellettivo o azioni empatiche, ma che soddisfano aspettative egoistiche e che solitamente, sono traboccanti di ipocrisia.

Egoistiche perchè non esprimendo opinioni proprie su argomenti seri, nell'errore o nel giusto, non si dà nulla di sè.
Esternare serenamente il proprio pensiero, senza pretesa di approvazione,  è altruismo, è generosità.

Ipocrite perchè l'evitare un contraddittorio su un'opinione o idea non condivisa, è mancanza di sincerità.
Se si tace, perchè preoccupati delle reazioni e considerazioni altrui, su qualcosa che riteniamo giusta ma contraria ad un pensiero relativamente diffuso, diventiamo inclini alle falsità e tolleranti alle ingiustizie. 

Il silenzio non è sempre d'oro
        .... c'è un tempo per tacere e c'è un tempo per parlare

Molti vedono solo i confini in cui muoversi.
Alcuni, fortunatamente, vedono anche gli orizzonti.

Tutto sommato, sono proprio le diversità a rendere bella l'umanità.

    Enas

Azione e rAzione





Azione e rAzione

Due amici di vecchia data passeggiano parlando di banalità e altre frivolezze.
Si conoscono da molti anni e hanno interessi e caratteri molto diversi, ma ciò nonostante, stanno bene insieme proprio per la loro diversità che stimola sempre un costruttivo e amabile confronto.

Il più anziano, insegnante in pensione, è un filantropo senza portafoglio, l'altro un commerciante, prossimo anch'egli alla pensione, un abile cultore nel suo lavoro, della ''cortesia da mercante''.
Ad un certo punto, il filantropo, con tono serio e perentorio, chiede all'amico :

«preferiresti avere un milione di euro o un milione di amici ?» 

il commerciante, riflette un attimo e con fermezza risponde :

«un milione di amici !»

Il filantropo apprezza molto la scelta non materialista dell'amico  ed elogiandolo, incomincia un sermone sulla vera ricchezza che non è data dal denaro, ma dalla capacità di saper amare il prossimo condividendone i problemi, la disponibilità al conforto, all'aiuto morale.
Aggiunge, inoltre, che secondo lui, una persona ricca ha spesso il dubbio di essere ben voluta e rispettata per quello ''che ha'' e non per quello ''che è'', di conseguenza diventa inconsciamente diffidente e questo sentimento negativo incrina un rapporto di sincera amicizia e,  tirando un sospiro, conclude con il famoso detto :
   «chi trova un amico, trova un tesoro»

A questo punto il commerciante sbotta :
«appunto, la questione è proprio questa, un milione di euro sono pochini rispetto ad un milione di amici.  Se questi ti fruttano cinque euro ciascuno, lo capisci che ne prendi cinque di milioni di euro ?» 

e aggiunge dopo una breve pausa :

«tu sai che io ho l'anima del commerciante, l'indole al profitto economico, quindi per me la scelta è stata naturale. Per una questione di numeri, preferisco il milione di amici che potenzialmente possono concretizzare un introito ben superiore al milione di euro. 
Piuttosto tu, che sei un altruista e, non offenderti, con risorse economiche appena sufficienti alla tua dignità, dovresti preferire il milione di euro per aiutare, anche economicamente, chi ha bisogni primari di sopravvivenza. 
Come vedi, io sono coerente con la mia natura materialista, tu come benefattore, non lo sei del tutto perchè non capisci che lo spirito (buone azioni, empatia, amore), ha bisogno anche del corpo (denaro, beni primari). 
E' vero, non si vive di solo pane, ma se ti manca anche quello ?»

il filantropo, accennando un sorriso in una mimica d'assenso, pacatamente ribatte :

«caro amico, la tua riflessione è una ulteriore conferma di quanto sia importante e necessaria la diversità di pensiero degli uomini, che nel sereno confronto, si arricchiscono, crescono, si migliorano. 
 Io sono propenso all' azione di bene, tu alla razione di beni.
  Sono entrambe necessarie.» 
     
    Enas

venerdì 18 gennaio 2019

La fede in Dio


  
La fede in Dio La fede è per predestinazione,
è un dono misterioso. 
Un dono, concesso fin dalla nascita assieme 
al libero arbitrio, che è dato a tutti. 
Predestinato, perché proviene dalla 
prescienza di Dio, che conosce in anticipo, 
come useremo il nostro libero arbitrio.
Misterioso, perché non conosciamo i disegni di Dio.

Credere in Dio, proviene dalla cultura religiosa della società 
in cui viviamo, ma la vera fede non viene accesa da fattori esterni, è molto 
di più, proviene dalla grazia Divina.

Credere,è sapere umano, dottrina.

La fede, è comunione con Dio.


Chi ha fede in Dio, non lo teme, perché non si può temere, Colui che si ama, e ci ama.
Chi ha fede in Dio, lo rispetta e lo glorifica osservando i Suoi Comandamenti.

Avere “Il timor di Dio”, è avere il dubbio, per le nostre umane debolezze, di 
non essere degni del Suo amore.
E'  indispensabile per il  nostro progresso spirituale.

Chi ha fede non crede ai castighi di Dio, crede alla Sua giustizia e alle necessarie 
prove da sopportare e superare.

Dio non è un castigatore, è un Padre giusto e misericordioso.

                    Chi crede, prega e chiede.
                 Chi ha fede, prega, chiede, e, mai dispera.
                                                                                                
                                                                                            Enas