venerdì 6 novembre 2020

   

Insidia strisciante

Dovendo necessariamente attraversare una foresta per raggiungere casa ed avendo la possibilità di scelta tra una foresta infestata da leoni e una da serpenti velenosi, scelgo senza esitazione, di percorrere quella abitata dai leoni per questo semplice ragionamento. 

          

La presenza di un leone è evidente,  quella di una vipera è  occulta.

Da un leone posso sfuggire, magari arrampicandomi su un albero.

La vipera, invece, potrebbe celarsi su quell'albero pronta a colpirmi.

Nel percorrere la foresta, starei attento alle macchie di cespugli, alla vegetazione molto fitta, passerei lontano dalle rocce e nascondigli naturali, avanzerei con molta cautela, affinerei l'udito per percepire qualche ruggito o qualche altro rumore sospetto.

Per la notte, o per riposare, potrei trovare riparo appollaiato su qualche grosso albero e aspettare il giorno. 

Userei questa tattica non per sfuggire alla belva, ma per dispormi alla sfida intrapresa in modo ottimale, usando perseveranza, tenacia e intelligenza per vincerla e, da vincente, proverei a domarla e averne padronanza, ma nel reciproco rispetto.   

Con i serpenti l'impresa è impossibile, tra noi e loro c'è primordiale “inimicizia”.

Sanno mimetizzarsi con successo tra l'erba e le foglie al punto tale che rischi di calpestarli ed essere morso.

Non hai nessuna evidenza della loro presenza, possono essere dappertutto, a terra, sugli alberi, tra le rocce e perfino nei corsi d'acqua.

L'uomo, nel corso dei secoli, lo ha raffigurato come simbolo atavico dell'inganno e del male assoluto e tutt'ora di una persona ritenuta perfida e traditrice, si usa assimilarla ad un "serpente".  

Insomma, meglio affrontare consapevolmente e con determinazione la minaccia che si palesa, che essere colti di sorpresa da un pericolo infido e celato.

Meglio il terrorizzante, ma leale ruggito di un leone, che il subdolo e velato sibilare del nemico strisciante alle spalle.

Con una salda volontà di intenti, un giusto equilibrio tra prudenza e tenacia, la necessaria pazienza e un pizzico di fortuna, che occorre sempre, credo di poter arrivare a quella casa e sarà davvero mia.

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    Morale

La foresta è la vita  e i leoni sono il sacrificio, l' impegno, la costanza, il dovere, la responsabilità. Purtroppo questa foresta dei leoni, l'uomo vanesio e pusillanime, la evita, non vuole affrontarla.

Preferisce percorrere quella ritenuta meno impegnativa, quella dei serpenti.

Questa insidia strisciante si chiama: indolenza, vacuità, sregolatezza, instabilità, vizi.

E' ammaliante, suadente, insidiosa, non ruggisce, non ti mette in allerta ma in uno stato incosciente  di falso appagamento per poi colpirti vilmente.

Ed allora, quando poi ti desterai da quel mellifluo torpore, sarà molto tardi e a casa, in quella casa, non entri più.

Quella casa si chiama dignità e tanti, vittime dell' insidia strisciante, non vi entreranno mai. 

 A te la libera scelta, ma ricorda : le strade in salita sono più faticose, ma portano in alto

          Burza

sabato 26 settembre 2020

L' Indifferenza


 L’Indifferenza

Un diffuso luogo comune attribuisce all'indifferenza il primato del peggiore tra i mali.
E' opinabile ?
E' soggettivo ?
                                        Sarà vero ?

Una cosa è certa, l'unica “verità assoluta” che possiamo senz'altro affermare, è che nessuno può vantarsi di conoscerla.
Possiamo, però, fare delle riflessioni, dei ragionamenti stando attenti a non lasciarci condizionare da visioni troppo personali, bensì disponendoci ad aprire la mente al pensiero comune e generalizzato e quindi individuare le possibili cause che lo determinano.
Allora proverò ad argomentare su questo luogo comune.

I mali, quali sono ?
Tutti noi, purtroppo ne abbiamo conoscenza, in diverse misure li subiamo o li procuriamo.

La cattiveria, l’invidia, l’egoismo e perfino l’odio, sono sentimenti, negativi, ma comunque sentimenti, cioè vita in quanto modellati dal temperamento individuale, dall’esperienza personale, dall'intelletto e dai valori morali posseduti.
La cattiveria può essere debellata dal ravvedimento, l'invidia sconfitta dalla gioia, l'egoismo annullato dall'altruismo, l'odio cancellato dalla tolleranza, dal perdono e addirittura può diventare amore.
Insomma, quanto produciamo nella mente possiamo sempre modificarlo o cambiarlo.

Ma l'indifferenza cos'è ?

Molto semplicemente, l'incapacità di provare qualsiasi sentimento, sostanzialmente diversa dall'apatia che è negazione consapevole di sentimenti e passioni, cioè una scelta e le scelte sono possibili quando si ha coscienza di alternative.
L'indifferenza non è una scelta, è disumana inerzia sociale e morale, passività esistenziale.
L'indifferenza, nel “posseduto”, è il coma dello spirito.
Un essere “non essere”.
Il “posseduto” è come un albero senza linfa vitale, non buono neanche per il fuoco, perchè le sue fiamme non riscaldano, non danno luce né conforto a nessuno.
Quelle fiamme bruciano solo in quel “non essere” prigioniero della sua stessa oscura e gelida solitudine esistenziale, o meglio, indifferenza.
E’ un morto, ma non può saperlo perchè non ha mai conosciuto la vita.

Non è una vittima, non è un malato, è “solo” ai confini dell'umanità.

Concludendo
L'indifferenza è il peggiore dei mali ?

Per milioni di sofferenti, bisognosi, filantropi e altruisti : SI ;
Per milioni di egoisti, apatici, prepotenti e insensibili : NO (ma tra questi si celano tanti “indifferenti” dicasi anche “posseduti”)

Burza

venerdì 24 aprile 2020

Quarantena - compito a casa






Compito a casa : QUARANTENA
                            ovvero risvegliare il dormiente che è in noi
 


Procedura forzosa necessaria: 
esiliare dalle vecchie abitudini e sbucciare i frutti della mente, aspirare il profumo dello spirito e saziarsi del cibo di verità.

Attivazione

Nella primissima fase saremo indaffarati in casa a fare cose che ci proponevamo
di fare ma che poi, per impegni o mala voglia, mai abbiamo fatto.
Molti scopriranno che in casa esiste la cucina, su qualche scaffale dei libri, sul divano una mamma a rammendare, un televisore "maggiorenne" sintonizzato su emittenti locali, vecchie foto in vecchie scatole di scarpe, o quelle di latta per biscotti di un tempo, con vecchi ricordi e vecchie emozioni, vecchie, tanto vecchie, che sembrano nuove.
Nuovi i balconi e le finestre difronte, musica soave il cinguettio degli uccellini, rasserenante il vociare del vicino, gaia la libertà del randagio.
E bello sarà il sano pensare, l'amore del conforto, il giusto apprezzare, il doveroso rispettare, il saper ascoltare e anche, il molto parlare.

Funzioni principali :

Riflettere sulla caducità umana, sul dono della salute, sulla sacralità dell'amicizia, sulla ricchezza della 
famiglia unita, sulla miseria della vanità, sul veleno del rancore, sulla gioia del perdono, sul mistero della vita.

Risultati ottenuti :

Apprezzerai ciò che possiedi e non ti dannerai per quello che non hai ;
Guarderai indietro e porgerai la mano a chi fatica ad avanzare ;
Al male che aggredisce, non dirai "perché proprio a me", come mai lo diresti all'arrivo di una fortuna ;
La tragedia non ti abbatterà, ma sarai più forte e saggio.

Obiettivo finale :

Davanti allo specchio, ripensando a quel che eri, avrai il desiderio di sputarti in faccia. 
Trattieniti, ma solo per rispetto dell'igiene. 

    Burza

lunedì 6 aprile 2020

nella tempesta

          Nella tempesta




L'uomo, dal principio, in tutte le epoche, ha sempre dovuto subire il dominio della natura sulla sua umana fragilità.
Ecco, appunto, la natura.
Ogni tanto ci ricorda universalmente che siamo, comunque, a lei sottomessi nonostante i progressi raggiunti.


E' vero, siamo usciti dalle caverne, abbiamo le comodità di una casa, possiamo parlare e vederci in video chiamate, viaggiamo per terra, mare e aria in tutta comodità e velocità, abbiamo messo piede sulla luna e scrutato il cosmo.

Ma sfidiamo continuamente la sua sovranità e la feriamo, con gli inquinamenti e sopratutto, con la superbia di chi crede di poterla assoggettare e modificare a proprio piacimento.
Volendo sceneggiare questa situazione, immaginiamo un bambino che pesta un piede ad un gigante.

Quel "bambino" non è lo scaltro Davide e quel "gigante" non è lo sprovveduto Golia.
Quel "bambino" è, appunto, il bambino incosciente e capriccioso con tutti i suoi limiti.
Quel "gigante" è il Padre provvido di quel "bambino".

Un bambino deve crescere, ma deve anche essere educato e redarguito quando si illude di essere padrone del "tutto" pur non essendolo neanche di se stesso.
Il "gigante", la natura, ovvero il "Padre" ogni tanto farà sentire la sua voce.
Le malattie, le epidemie, i terremoti, sono i suoi rimproveri, la sua voce.

Allora ci rendiamo conto della nostra vulnerabilità, della piccolezza del nostro "essere"  al confronto con quel "gigante" che non è un castigatore ma neanche, e giustamente, un "Padre" perennemente passivo alle pedate di bambini che mai ringraziano per i doni ricevuti ma si impauriscono e si lamentano per i castighi inflitti, percepiti come ingiusti e crudeli, per poi, passata la sventura, ricadere nelle stesse mancanze e vanaglorie.

Nella tempesta il marinaio impreca, si dibatte, ha paura ma impara.
Impara ad apprezzare il bel tempo e aver rispetto e fiducia in quel "gigante", ovvero "Il Padre".
Chi non ha mai navigato nella tempesta, non può definirsi un vero marinaio, quindi anche le tempeste servono. 
Servono a migliorarci e crescere.
     
                 Burza