venerdì 24 aprile 2020

Quarantena - compito a casa






Compito a casa : QUARANTENA
                            ovvero risvegliare il dormiente che è in noi
 


Procedura forzosa necessaria: 
esiliare dalle vecchie abitudini e sbucciare i frutti della mente, aspirare il profumo dello spirito e saziarsi del cibo di verità.

Attivazione

Nella primissima fase saremo indaffarati in casa a fare cose che ci proponevamo
di fare ma che poi, per impegni o mala voglia, mai abbiamo fatto.
Molti scopriranno che in casa esiste la cucina, su qualche scaffale dei libri, sul divano una mamma a rammendare, un televisore "maggiorenne" sintonizzato su emittenti locali, vecchie foto in vecchie scatole di scarpe, o quelle di latta per biscotti di un tempo, con vecchi ricordi e vecchie emozioni, vecchie, tanto vecchie, che sembrano nuove.
Nuovi i balconi e le finestre difronte, musica soave il cinguettio degli uccellini, rasserenante il vociare del vicino, gaia la libertà del randagio.
E bello sarà il sano pensare, l'amore del conforto, il giusto apprezzare, il doveroso rispettare, il saper ascoltare e anche, il molto parlare.

Funzioni principali :

Riflettere sulla caducità umana, sul dono della salute, sulla sacralità dell'amicizia, sulla ricchezza della 
famiglia unita, sulla miseria della vanità, sul veleno del rancore, sulla gioia del perdono, sul mistero della vita.

Risultati ottenuti :

Apprezzerai ciò che possiedi e non ti dannerai per quello che non hai ;
Guarderai indietro e porgerai la mano a chi fatica ad avanzare ;
Al male che aggredisce, non dirai "perché proprio a me", come mai lo diresti all'arrivo di una fortuna ;
La tragedia non ti abbatterà, ma sarai più forte e saggio.

Obiettivo finale :

Davanti allo specchio, ripensando a quel che eri, avrai il desiderio di sputarti in faccia. 
Trattieniti, ma solo per rispetto dell'igiene. 

    Burza

lunedì 6 aprile 2020

nella tempesta

          Nella tempesta




L'uomo, dal principio, in tutte le epoche, ha sempre dovuto subire il dominio della natura sulla sua umana fragilità.
Ecco, appunto, la natura.
Ogni tanto ci ricorda universalmente che siamo, comunque, a lei sottomessi nonostante i progressi raggiunti.


E' vero, siamo usciti dalle caverne, abbiamo le comodità di una casa, possiamo parlare e vederci in video chiamate, viaggiamo per terra, mare e aria in tutta comodità e velocità, abbiamo messo piede sulla luna e scrutato il cosmo.

Ma sfidiamo continuamente la sua sovranità e la feriamo, con gli inquinamenti e sopratutto, con la superbia di chi crede di poterla assoggettare e modificare a proprio piacimento.
Volendo sceneggiare questa situazione, immaginiamo un bambino che pesta un piede ad un gigante.

Quel "bambino" non è lo scaltro Davide e quel "gigante" non è lo sprovveduto Golia.
Quel "bambino" è, appunto, il bambino incosciente e capriccioso con tutti i suoi limiti.
Quel "gigante" è il Padre provvido di quel "bambino".

Un bambino deve crescere, ma deve anche essere educato e redarguito quando si illude di essere padrone del "tutto" pur non essendolo neanche di se stesso.
Il "gigante", la natura, ovvero il "Padre" ogni tanto farà sentire la sua voce.
Le malattie, le epidemie, i terremoti, sono i suoi rimproveri, la sua voce.

Allora ci rendiamo conto della nostra vulnerabilità, della piccolezza del nostro "essere"  al confronto con quel "gigante" che non è un castigatore ma neanche, e giustamente, un "Padre" perennemente passivo alle pedate di bambini che mai ringraziano per i doni ricevuti ma si impauriscono e si lamentano per i castighi inflitti, percepiti come ingiusti e crudeli, per poi, passata la sventura, ricadere nelle stesse mancanze e vanaglorie.

Nella tempesta il marinaio impreca, si dibatte, ha paura ma impara.
Impara ad apprezzare il bel tempo e aver rispetto e fiducia in quel "gigante", ovvero "Il Padre".
Chi non ha mai navigato nella tempesta, non può definirsi un vero marinaio, quindi anche le tempeste servono. 
Servono a migliorarci e crescere.
     
                 Burza