La presenza di un leone è evidente, quella di una vipera è occulta.
Da un leone posso sfuggire, magari arrampicandomi su un albero.
La vipera, invece, potrebbe celarsi su quell'albero pronta a colpirmi.
Nel percorrere la foresta, starei attento alle macchie di cespugli, alla vegetazione molto fitta, passerei lontano dalle rocce e nascondigli naturali, avanzerei con molta cautela, affinerei l'udito per percepire qualche ruggito o qualche altro rumore sospetto.
Per la notte, o per riposare, potrei trovare riparo appollaiato su qualche grosso albero e aspettare il giorno.
Userei questa tattica non per sfuggire alla belva, ma per dispormi alla sfida intrapresa in modo ottimale, usando perseveranza, tenacia e intelligenza per vincerla e, da vincente, proverei a domarla e averne padronanza, ma nel reciproco rispetto.
Con i serpenti l'impresa è impossibile, tra noi e loro c'è primordiale “inimicizia”.
Sanno mimetizzarsi con successo tra l'erba e le foglie al punto tale che rischi di calpestarli ed essere morso.
Non hai nessuna evidenza della loro presenza, possono essere dappertutto, a terra, sugli alberi, tra le rocce e perfino nei corsi d'acqua.
L'uomo, nel corso dei secoli, lo ha raffigurato come simbolo atavico dell'inganno e del male assoluto e tutt'ora di una persona ritenuta perfida e traditrice, si usa assimilarla ad un "serpente".
Insomma, meglio affrontare consapevolmente e con determinazione la minaccia che si palesa, che essere colti di sorpresa da un pericolo infido e celato.
Meglio il terrorizzante, ma leale ruggito di un leone, che il subdolo e velato sibilare del nemico strisciante alle spalle.
Con una salda volontà di intenti, un giusto equilibrio tra prudenza e tenacia, la necessaria pazienza e un pizzico di fortuna, che occorre sempre, credo di poter arrivare a quella casa e sarà davvero mia.
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Morale
La foresta è la “vita” e i leoni sono il sacrificio, l' impegno, la costanza, il dovere, la responsabilità. Purtroppo questa foresta dei leoni, l'uomo vanesio e pusillanime, la evita, non vuole affrontarla.
Preferisce percorrere quella ritenuta meno impegnativa, quella dei serpenti.
Questa insidia strisciante si chiama: indolenza, vacuità, sregolatezza, instabilità, vizi.
E' ammaliante, suadente, insidiosa, non ruggisce, non ti mette in allerta ma in uno stato incosciente di falso appagamento per poi colpirti vilmente.
Ed allora, quando poi ti desterai da quel mellifluo torpore, sarà molto tardi e a casa, in quella casa, non entri più.
Quella casa si chiama “dignità” e tanti, vittime dell' insidia strisciante, non vi entreranno mai.
A te la libera scelta, ma ricorda : le strade in salita sono più faticose, ma portano in alto.
Burza

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